19 maggio 2012

Rifiuti zero secondo il PD e remunerazioni degli amministratori di Hera: la coerenza del PD

Martedì 15 maggio il nostro Sindaco Balzani e l’assessore Bellini hanno ritenuto opportuno recarsi a Parma per dare supporto alla campagna elettorale del candidato del PD che andrà al ballottaggio con il candidato del Movimento 5 Stelle, Federico Pizzarotti. Fino a qui nulla di male, anche noi abbiamo fatto lo stesso per Pizzarotti. Ma mentre le ragazze e i ragazzi del Movimento 5 Stelle di Parma portano avanti le nostre stesse idee, soprattutto per quanto concerne la lotta contro l’inceneritore e la volontà di arrivare alla sua chiusura, non siamo sicuri che si possa dire lo stesso per il PD dei due comuni emiliano-romagnoli.

Il candidato del PD Bernazzoli è favorevole all’inceneritore e il PD parmense ha teorie che eufemisticamente potremmo definire discutibili, quando non addirittura fasulle per quanto riguarda le emissioni degli inceneritori.

In effetti i rappresentanti del PD a Parma dicono, come dissero nella passata legislatura qua a Forlì i loro omologhi locali, che l’aria in entrata nell’inceneritore è più sporca rispetto a quella in uscita per quanto riguarda polveri e diossine.

Ovviamente questa affermazione è smentita da uno studio di Marco Caldiroli di Medicina Democratica supportato da dati forniti dalla EPA Americana e dall’ANPA italiana (Agenzie per la protezione ambientale americana e italiana) in cui si evince che per produrre polveri quante ne produce un inceneritore come il nostro e come quello previsto a Parma servono 21 mila automobili equivalenti anno (euro 3 in ciclo continuo percorrenti 10 mila chilometri all’anno) e per produrre le diossine che escono dai camini dei suddetti inceneritori ne servono 71 milioni. Ben 71 milioni! Da solo un inceneritore produce diossina quanta ne producono 71 milioni di auto.

E’ ora che qualcuno smetta di dire eresie e che qualcun altro provi imbarazzo per l’incoerenza inaudita nell’appoggiare chi supporta certi argomentazioni campate per aria.

Parlano di ineluttabilità dell’inceneritore perché altrimenti si deve mandare in discarica.
Ovviamente i “giovani innovatori del PD” non informano correttamente la cittadinanza perché non dicono due cose importanti.
Se dopo il Porta a Porta si inserisce un impianto di separazione e lavorazione come quello di Vedelago avremmo un 3-5% di residuo indifferenziato. Se invece usiamo l’inceneritore abbiamo un 30% di scorie tossiche da mettere in discarica.

Quali dei due sistemi porta al disuso delle discariche?

A Forlì c’è il Porta a Porta e avremmo gli strumenti e la forza per togliere il terreno da sotto i piedi a Hera, ma non lo facciamo. Perché? Perché a questa amministrazione e al nostro Sindaco mancano e il coraggio e la volontà politica di portare avanti le proprie idee.

Forse è per questo che i nostri amministratori, i quali dicono di perseguire il fine della riduzione dell’incenerimento, possono stare a fianco di chi fa affermazioni favorevoli agli impianti di incenerimento e ne possono sostenere la candidatura.

Forse Balzani fa questo perchè si sente solo. Vorremmo allora rassicurarlo dicendogli che se lavorerà per chiudere l’inceneritore di Forlì e per aiutare le imprese locali del territorio nella realizzazione di un grande centro per il riciclo e per la produzione di materie prime seconde non dovrà sentirsi più così solo. Ci sarà tanta gente che lavorerà assieme, unita, per il raggiungimento del benessere dei cittadini e del territorio.

O forse potremmo trovare la spiegazione di questa incapacità nell’atteggiamento doppio di alcuni sindaci del nostro territorio, e su tutti indichiamo proprio Balzani e Lucchi di Cesena, che a parole si sprecano in documenti in cui ribadiscono la loro volontà di ridurre i compensi degli amministratori di Hera (su tutti il Presidente Tomaso Tommasi di Vignano che percepisce fra compensi fissi e bonus la cifra di circa 476 mila euro all’anno, cioè 1.300 euro al giorno) mentre nei fatti fanno tutt’altro.

Il 18 aprile Lucchi comunica al Consiglio Comunale cesenate questa sua “forte” volontà, il 27 aprile va in assemblea ordinaria e vota le politiche di remunerazione e assieme a molti altri, fra cui i nostro sindaco Balzani e il nostro Direttore Generale Caristia, vota a favore delle politiche di remunerazione. Si rimangia tutto, ma quello che è più scandaloso ed inaccettabile è quanto succede dopo.

Il 10 maggio esce un comunicato in cui Balzani e Lucchi affermano di impegnarsi per ridurre le remunerazioni degli amministratori di Hera con le quali non sono d’accordo perchè ritengono giusto che vengano ridotti gli emolumenti, visto il periodo particolare.
Ma hanno appena votato per le remunerazioni del prossimo anno, e a favore.

Ci si chiede se ci prendono per fessi o peggio.
Se non avessero per qualche motivo imperscrutabile potuto votare contro, visto che Hera ha una struttura che mette il bavaglio ai sindaci, almeno avrebbero potuto avere la decenza di uscire e di non votare.

Da noi quest’ anno non si vota, ma le elezioni si avvicinano e poi non ci si deve lamentare che “qualcuno ruba i voti al PD”: il PD è bravissimo da solo a far scomparire i “suoi” voti, o meglio, a incenerirli.

Raffaella Pirini
Consigliere Comunale
DestinAzione Forlì

post in Comunicati Stampa | 0 Comments

18 maggio 2012

Biodigestori: Opportunità per una sostenibile “Green Economy” o semplice speculazione?

Le campagne del nostro territorio stanno per assistere all’arrivo di una nuova moda definita ecologica e sostenibile. Passata l’epoca dei “campi solari” che ha cambiato per anni il panorama delle zone agricole locali, sta per iniziare l’epoca dei biodigestori.

Il biodigestore, in estrema sintesi, consiste in un grande contenitore stagno in cui viene introdotta sostanza organica di diversa origine (insilati vegetali o altro materiale organico) che, tramite una degradazione ad opera di batteri metanigeni anaerobici, (in assenza di ossigeno) viene trasformata in metano e compost. Il metano generato viene bruciato in motori che generano corrente elettrica o, in alternativa può essere immesso in rete.

Questo tipo di impianto è estremamente redditizio in quanto è sostenuto da contributi definiti a seguito della Legge Finanziaria 2008 e 2009 per impianti alimentati a fonti rinnovabili.

Il limite di potenza 0,999 kW esenta questo tipo di impianti dalla VIA (valutazione di impatto ambientale) e consente di lucrare la immorale tariffa onnicomprensiva di 0,28 € per ogni kwh prodotto (6.713 € al giorno – oltre 2,450 Milioni €/anno)

L’incentivazione viene mantenuta per 15 anni. Questo avviene anche nei casi in cui, per esempio, si parta bruciando solo scarti vegetali del posto e si finisca, poi, bruciando anche scarti animali o altri scarti provenienti da zone lontane.

Il recente proliferare di richieste per realizzazioni di questo tipo di impianti nel nostro territorio rappresenta una novità. Che sia il risveglio di una coscienza ecologica sopita da anni, se non addirittura dimenticata o calpestata, da parte delle grandi imprese agricole e degli imprenditori locali? O più probabilmente rappresenta l’ennesima buona occasione per sviluppare una tecnologia per produrre energia in modo meno inquinante, ma che viene sfruttata con una modalità “all’italiana” da parte di attenti speculatori?

Fa riflettere che la presenza di questi impianti sia stata bandita dalle province di produzione del Parmigiano-Reggiano “graziate” dal peso politico del Consorzio di Reggio Emilia. Il piano energetico regionale 2011-2013 prevede la realizzazione di centrali a biomasse per 600-750 MW, ma ovviamente non ci si fermerebbe qui e gli obiettivi al 2020 sono molto più ambiziosi. La prospettiva è che nel 2013 il 30% della superficie agricola sia destinato alle centrali e, escludendo le province del consorzio di produzione del Parmigiano Reggiano, immaginate voi in quale parte della Regione si concentreranno queste centinaia di impianti.

I progetti di questo tipo solitamente sono presentati dagli ingegneri come sistemi estremamente ecologici e ben funzionanti che non producono alcun tipo di disagio. Peccato che poi si scoprono, negli gli anni, diverse problematiche.

Basti pensare al biodigestore di Medicina, in provincia di Bologna, che ha iniziato ad essere alimentato a mais (come presentato in progetto) per poi finire ad essere alimentato, negli anni successivi, a scarti animali con conseguenze sul territorio e sulla popolazione residente a dir poco inquietanti, come i cattivi odori, acri e spesso intollerabili, che impediscono ad alcuni dei residenti in zona di uscire di casa.

Allora forse è meglio porsi da subito la questione di quali problemi possano generare impianti di questo tipo.

Per esempio, il biodigestore alimentato con 20.000 ton/anno di pollina, pari al 10% di tutta la pollina prodotta in Romagna in un anno, e 10.000 ton/anno di insilati di cereali come quello autorizzato a Caserma (RA) sul confine con Forlì che dovrebbe sorgere vicino al centro abitato (150m). Il quale, verosimilmente, farà crollare il valore degli immobili della zona. Per la sua particolare posizione, poi, questo impianto riverserà i suoi effetti sull’adiacente territorio forlivese e nonostante questo, nessuno degli organi di governo della Provincia e del Comune di Forlì ha partecipato alle Conferenze di Servizi indette dalla Provincia di Ravenna il 7 giugno 2011 e il 20 dicembre 2011.

Oppure l’impianto cha sta per essere autorizzato a Casemurate nel comune di Forlì, a 2 km da quello di Caserma e a 5 da quelli di S. Pietro in Campiano e Castiglione di Cervia, che varrà alimentato esclusivamente da prodotti dedicati e non da scarti come sarebbe opportuno per giustificare la nascita del Biodigestore.

Si pensi poi al traffico su gomma che si genererà per alimentare tutti questi impianti in un territorio con una viabilità che mal si coniuga al traffico pesante. Il tutto, ovviamente, senza un’adeguata informazione della popolazione residente prima che queste autorizzazioni vengano concesse.

Quelli appena citati sono solo alcuni delle decine di progetti di biodigestori in programmazione nelle province di Forlì e Ravenna.

La scarsa regolamentazione che si richiede per la realizzazione di impianti di piccola potenza (inferiore a 1 MW) rischia di creare verosimilmente situazioni di difficile convivenza degli impianti sia con il territorio sia con la popolazione residente, portando a creare problemi e danni difficilmente reversibili come la svalutazione immobiliare, il traffico e l’inquinamento. Da ultimo, ma non per importanza, causerebbe un consumo del territorio intollerabile non più vocato alla produzione di cibo.

Sarebbe perciò auspicabile e di estremo buon senso che questi problemi venissero discussi, con la partecipazione della popolazione interessata, prima della realizzazione di simili progetti e non dopo. Allo stesso modo sarebbe fondamentale che il Comune di Forlì definisse un piano atto a regolamentare almeno il posizionamento di questi impianti, in modo da garantire la salvaguardia del territorio e il benessere degli abitanti residenti nelle zone dove vengono edificati. Ponendo attenzione anche agli impianti costruiti in zone limitrofe ma con evidenti ricadute sul territorio e sulla popolazione forlivese.

Il comune dovrà altresì sollecitare la Regione a porre dei limiti riguardo il numero, la portata, l’uso per autoconsumo e le modalità di costruzione.

Definire regole certe che garantiscano l’alimentazione dei biodigestori con scarti vegetali a km zero e l’ubicazione in aree distanti da centri abitati sono dunque imprescindibili, in modo da far emergere, da un lato, gli imprenditori agricoli più attenti alla sostenibilità e al benessere del territorio in cui operano e respingendo, dall’altro, chi ha invece solo meri intenti speculativi.


Raffaella Pirini
Consigliere Comunale
DestinAzione Forlì

post in Comunicati Stampa | 0 Comments

18 maggio 2012

Dichiarazione sull’aeroporto in Consiglio Comunale

In questi giorni sto prendendo atto, assieme a tutto il MoVimento che rappresento, che quello che andavamo dicendo dal 2009 si è purtroppo avverato.

Dico purtroppo perchè nel 2009 si sarebbe potuta trovare una via di fuga.

Ora sono solo costretta, versando amare lacrime di impotenza, a prenderne atto, dopo aver visto dilapidare decine di milioni di euro che sarebbero potuti servire per la collettività.

Sto assistendo ad un dibattito che sa solo di retorica, di ricerca del consenso e per nulla di buona gestione del territorio.

In tutta la partita dell’aeroporto si è sentito di tutto, tranne un ragionamento lungimirante che tenesse conto delle reali possibilità di far funzionare l’aeroporto.

Partiamo dall’assunto che i lavoratori vanno tutelati e per far questo bisogna trovare gli strumenti giusti, altrimenti ci sarà solo una dilazione della fine.

Comunque il concetto è questo, anche se espresso forse un po’ troppo rudemente:

io amministrazione do ad una compagnia aerea 1000 euro perchè venga a volare da me, per creare un indotto maggiore di 1000 euro.

Se l’indotto è inferiore a quello che io verso alla compagnia, l’affare non c’è e a quel punto è meglio investire i soldi direttamente sul territorio, anziché darli ad un privato che peraltro non arriva.

Qui mi sembra evidente il danno: 9 milioni all’anno per far girare qualche taxi e vendere qualche panino. Non è questa la soluzione giusta, nemmeno per i lavoratori legati all’aeroporto perchè non dà loro sicurezza per il futuro.

Ci si ostina a volersi fare scudo con i lavori fatti per ristrutturare la pista di Forlì per fare da succedaneo a Bologna quando chiuse (allora ci si doveva chiedere chi avrebbe dovuto pagare, visti i rapporti di forza, e non pagare sperando poi di utilizzare la pista fino ad ammortizzare le spese).

La Regione si è comportata sicuramente male, ma per me che devo tutelare tutti i cittadini, soprattuto lo ha fatto perchè ha buttato soldi pubblici in un’infrastruttura che si sapeva non aveva nessuna possibilità di sostenersi.

Mi chiedo quale reato si potrebbe configurare. E non solo a carico della Regione.

I Sindacati chiedono di lavorare per costruire il futuro dello scalo forlivese che veda l’utilizzo delle importanti infrastrutture di cui è dotato, ma mi chiedo sulla base di che cosa si pensa che ENAC voglia fare un bando per la gestione dell’aeroporto, quando siamo inseriti, già da due anni, nel piano di chiusura degli scali piccoli e in perdita.

Si parla di un nuovo bando che dovrebbe predisporre per individuare un nuovo gestore.

Ma si crede ancora all’impossibile? É più che ovvio che nessun privato è interessato alla cosa e nessuno poteva ritenere possibile che Bologna, in posizione più centrale anche per le vie di comunicazione, si togliesse passeggeri per darli a Forlì e a Rimini, sarebbe stata solo un’azione suicida.

La pista rimarrà per forza, ad uso della scuola, così una rappresentante di ENAC mi disse più di un anno fa, ma da qui a mantenere un aeroporto che non può stare aperto, ce ne passa.

C’è anche la legge Tremonti che non tollera partecipate che forniscono servizi non essenziali in perdita da più di tre anni e l’Amministrazione Forlivese ha fatto mille manovre per aggirare questa legge con la costituzione di Livia Tellus.

L’aeroporto ha sempre avuto perdite, poi si è voluto fare il passo più lungo della gamba e i debiti sono aumentati.

Altro ritornello declamato fino allo sfinimento è che Bologna ci ha rubato Ryan Air… che è un po’ l’equivalente di quando si sente dire che qualcuno ha rubato i voti agli altri. Un non senso…

Forse ci sono state e ci sono anche incapacità organizzative, ma io spero che i sindacati e i lavoratori, visto che non lo hanno fatto i politici, si rendano conto che in Italia ci sono troppi aeroporti, in nessun altro paese al mondo si verifica quello che c’è da noi, cioè avere aeroporti ogni 60 km. Negli altri Paesi sono a 500-600 km di distanza.

I passeggeri non ci sono.

Per far sì che un aeroporto si sostenga ci vogliono molti passeggeri perché normalmente per far volare le persone si applicano dei prezzi assolutamente irrisori.

Ogni biglietto per qualsiasi tratta, visto quello che implica il sistema di trasporto aereo, ovvero le infrastrutture, le tecnologie, i costi del personale e delle manutenzioni oltre che dei carburanti, dovrebbe essere non inferiore ai 1000-1500 euro.

Ciò non è possibile e quindi alla fine si fa o una politica dei grandissimi numeri o gli enti pubblici devono pagare.

Una gestione regionale degli aeroporti potrebbe avere un senso, ma chiediamoci onestamente se i costi di ogni pista, che comunque rimarrebbe aperta, sarebbe sostenibile.

La risposta è no.

Si è cercato di dare delle motivazioni al mantenimento dell’aeroporto, perfino oggi, risibili (“è indispensabile per la scuola di volo”, come se i ragazzi usassero gli aerei delle compagnie commerciali – ricordo che negli Stati Uniti d’America la migliore università per gli astronauti è nel mezzo del nulla, non è a Cape Canaveral; serve per portare i farmaci per l’IRRST… motivazioni al limite dell’inascoltabile).

Ho sentito anche che le partenze e gli atterraggi degli aerei davano un senso di vitalità… forse perchè se ne è andata, perchè se chiediamo a chi ci vive adesso e si trova i terrazzi pieni di polvere nera che si infila in casa penso che la visione sia meno bucolica.

Se i politici avessero avuto un po’ di lungimiranza e di coraggio si sarebbero messi ad un tavolo con i lavoratori e con i sindacati e avrebbero detto che bisognava trovare una soluzione alternativa perchè non essendoci nessuna possibilità di salvare l’aeroporto (con il buon senso tutti sapevano questa cosa, ma tutti, tranne qualche Cassandra come DestinAzione Forlì e tutto il nostro MoVimento 5 Stelle in Regione, facevano finta di nulla e negavano l’evidenza) bisognava ragionare sugli investimenti che era possibile fare per creare qualcosa di nuovo.

Se avessero chiuso l’aeroporto nel 2009 con l’intento di investire i soldi che si sarebbero presumibilmente spesi nell’aeroporto per fare ad esempio un servizio di trasporto pubblico locale veramente funzionale, avremmo dato lavoro a tutti ed eventualmente si sarebbe potuto pensare di conservare la pista, oltre che per la scuola, anche per altre attività come ad esempio per gli ultraleggeri, visto che l’aeroporto più vicino per questi è praticamente Lugo.

Allo stato attuale, se non vado errata, per l’aeroclub è attiva una pista in erba a Villafranca (a Villafranca si toglie il trasporto pubblico scolastico e le scuole e la Caserma, ma gli si è data una bella pista per ultraleggeri…), poi ce n’è un’altra a Lido di Classe sempre in erba. Perchè non si fa tornare l’aeroclub? Creava aggregazione e con un po’ di impegno si poteva creare un punto di attrazione per tutti i territori circostanti.

Alla Regione si sarebbe dovuto chiedere agevolazioni per i passeggeri in provenienza da Forlì con collegamenti a tariffa agevolata per poter raggiungere l’aeroporto di Bologna con autobus o meglio ancora con treni, tenendo conto che andava chiesto immediatamente alla Regione che recedesse da quel progetto faraonico, inutile, pericoloso e divoratore di risorse che è il People Mover e di chiedere che le ferrovie facessero un semplice collegamento dell’attuale linea all’interno dell’aeroporto.

Sento il consigliere Rondoni che chiede di mettersi a un tavolo a cui chiamare le forze della città a tirar fuori i soldi.

Ma lui, a parte la retorica, mi spiega dov’è stato fino ad adesso? Le forze della città che ascoltano sicuramente più lui di me, dove sono state? Nessuna ha voluto mettere i soldi in un’azienda fallimentare. E lui lo sa bene.

Se pensa che l’aeroporto abbia possibilità di sostenersi che tiri fuori lui i soldi per primo, gli altri lo seguiranno.

A noi interessa capire come allo stato attuale delle cose si possa aiutare i lavoratori a trovare un lavoro sicuro senza per questo fare un grave torto agli altri cittadini togliendo loro risorse fondamentali.

Non è pensabile che quello che è stato fallimentare e che è stato mantenuto per 16 anni a carico della collettività si trovi ancora a essere nelle stesse condizioni, pur di mantenere un centinaio di posti di lavoro e si debba continuare ad aumentare il baratro del debito pubblico a discapito dell’intera collettività, alla quale viene negato un’innumerevole lista di servizi primari.

Dovremmo fare così per tutte le aziende che sono in fallimento e invece, ovviamente, non viene fatto.

Dobbiamo usare il buon senso e la buona volontà per trovare le alternative che ci consentono di non gettarci nel burrone.


Raffaella Pirini
Consigliere Comunale
DestinAzione Forlì

post in Comunicati Stampa | 0 Comments

20 aprile 2012

RETTIFICA Chlamydia a Forlì, un bluff annunciato

A rettifica della notizia apparsa sui giornali, sulla base della quale
si è basata una parte della conferenza stampa di risposta del Dir. del
Servizio Veterinario della ASL, Dr. Rodingo Usberti, specifichiamo che
la nostra affermazione era: “non sono più disponibili i primi sei
campioni originali dello zooprofilattico” (non i referti, come
erroneamente riportato) per l’eventuale ripetizione delle analisi.

Possiamo produrre, in caso di contenzioso, la registrazione
audio/video della nostra conferenza stampa in cui si può controllare
la veridicità di quanto sopra affermato.

Ricordiamo a tal proposito che noi abbiamo dichiarato di poter mettere
a disposizione i nostri campioni, tuttora conservati in laboratorio,
per eventuali ulteriori accertamenti.

Raffaella Pirini

post in Comunicati Stampa | 0 Comments

20 aprile 2012

Chlamydia a Forlì, un bluff annunciato

Fai click sugli articoli per ingrandire
Corriere Romagna

Carlino Forlì

post in Comunicati Stampa | 0 Comments

18 aprile 2012

Interpellanza sul Porta a Porta nella zona di via Cervese

Forlì, 16 aprile 2012

La sottoscritta Raffaella Pirini, capogruppo di DestinAzione Forlì, rivolge la seguente interpellanza in modalità question time.

Premesso che

esistono dati inconfutabili di cui l’assessore alla qualità ambientale di Forlì siamo certi sia informato, dai quali si può evincere che il Porta a Porta integrale è il sistema meno costoso e più efficace nel prevenire comportamenti scorretti, mentre i sistemi di raccolta dei rifiuti stradale e soprattutto quelli misti domiciliare-stradale risultano più costosi, meno efficaci e più inclini a dar adito a comportamenti scorretti

Premesso che

la prima fase di studio del progetto del Porta a Porta a Forlì è stato redatto addirittura in collaborazione con un consulente esperto come Natale Belosi, il quale ha più volte approfondito le differenze fra i costi dei vari sistemi di raccolta dei rifiuti, analizzando i dati ufficiali dell’Osservatorio della Lombardia e del Veneto riguardanti migliaia di Comuni e ha rilevato puntualmente la netta superiorità, in termini di migliori risultati e di minori costi, del sistema Porta a Porta integrale;

Rilevato che

al contrario di queste semplici, quanto fondamentali, linee guida tecniche, il PaP della Cervese è stato invece progettato con sistema misto domiciliare-stradale e viene svolto in due modi diversi e cioè:

1- nei centri abitati: classica raccolta con passaggi giornalieri a calendario per diverse tipologie di rifiuto;

2- per le case sparse in campagna: raccolta solo con 2 bidoncini (uno per la carta e l’altro per plastica, vetro e lattine) con passaggi a calendario ogni due settimane. Per l’organico sono state fornite compostiere familiari e per l’indifferenziato non si effettua la raccolta domiciliare, bensì sono stati lasciati solo alcuni bidoni stradali (nella zona di Casemurate su 9 ne sono stati lasciati 2) del tipo di quelli esistenti prima del PaP;

Visto che

in conseguenza di queste modifiche illogiche alcune famiglie sono costrette a fare anche qualche km per conferire l’indifferenziato e che passando, rispetto alla situazione precedente, a un numero di cassonetti dell’indifferenziato così inferiore, si sono create inevitabilmente situazioni di degrado, come si evince dalle foto qui di seguito accluse, e malumore nei cittadini verso la raccolta Porta a Porta;

Considerato che

simili decisioni potrebbero apparire un tentativo, peraltro veramente poco apprezzato dalla cittadinanza, messo in atto per far fallire l’esperienza del Porta a Porta;

Chiede

se tali modifiche nella raccolta dell’indifferenziato nelle zone a bassa densità abitativa siano una conseguenza di una richiesta di Hera e, se sì, sulla base di quale presunto risparmio siano state attuate e se l’assessore, ora rappresentante di Forlì-Cesena nel Consiglio d’ambito della nuova Agenzia ATERSIR (Agenzia Territoriale dell’Emilia-Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti), ex ATO, non si è minimamente opposto, o di chiarire invece se questa sia stata una iniziativa proposta dall’assessore stesso.

Capogruppo
Raffaella Pirini

post in 10 - CONSIGLI COMUNALI | 0 Comments

28 marzo 2012

Quando di Democratico c’è solo il nome

Oggi in consiglio comunale abbiamo assistito ad una manovra per limitare la rappresentanza politica e amministrativa delle minoranze nella quale il PDL ha proposto un modifica del regolamento comunale con il consenso del PD.
Ci si appellava al Testo Unico degli Enti Locali (D.lgs 267/200) e si è fatto credere che la norma imponga l’incompatibilità fra la condizione di capogruppo e di presidente del consiglio comunale.
In realtà si stava approfittando di termini simili, si è giocato sulla confusione tra Testo Unico degli Enti locali (norma di legge) e Testo Unificato dei Regolamenti (mero regolamento).
Il Testo Unico sancisce solo il fatto che in materia di organizzazione dei consigli e delle commissioni i Comuni si autoregolamentano.
In più l’articolo 44 dello stesso TUEL dal titolo “Garanzia delle minoranze e controllo consiliare” recita: “Lo statuto prevede le forme di garanzia e di partecipazione delle minoranze attribuendo alle opposizioni la presidenza delle commissioni consiliari aventi funzioni di controllo o di garanzia, ove costituite”.
Sancisce quindi il diritto delle minoranze alla loro funzione di controllo.
A questo il Testo Unico degli Enti Locali non aggiunge certo che è obbligatorio escludere dalla presidenza delle commissioni i gruppi in cui il capogruppo coincide con l’unico consigliere.

Questo infatti porterebbe a sancire per legge la discriminazione delle minoranze. Nessun legislatore si assumerebbe una responsabilità del genere, se non in dittatura.
Tutto ha avuto inizio con l’uscita forzata dalla Lega del consigliere Aprigliano che ha lasciato la consigliera Casara con il doppio ruolo di vicepresidente del Consiglio e di capogruppo.

Per garantire equilibri prettamente politici e di spartizione delle poltrone, cioè per meglio soddisfare il peso numerico dei suoi consiglieri eletti in Comune, il PDL ha ritenuto opportuno portare la richiesta di questo cambio di regolamento con il quale eliminava contemporaneamente Aprigliano dalla conferenza dei capigruppo e da eventuali presidenze di commissioni consiliari, la Casara dalla vicepresidenza e/o Pompignoli, altro consigliere della Lega, fuori dalla presidenza della 1^ Commissione.
In più, aggiungendo la specifica in cui si vieta ai capigruppo di presiedere le commissioni consiliari permanenti, avrebbe ottenuto, come di fatto poi è stato, di limitare drasticamente le minoranze più deboli nella loro funzione di controllo.

Questa funzione di verifica e la possibilità di partecipare in alcune fasi amministrative è l’unico potere che democraticamente si attribuisce per legge a chi ha poco peso numerico (altrimenti la maggioranza sarebbe l’unica rappresentata, assieme all’opposizione più numerosa).
Abbiamo quindi assistito ad una manovra degna di un regime autoritario: l’opposizione più grossa elimina quella più piccola.
Personalmente avevo dichiarato fin dal principio che, anche se io non ero coinvolta direttamente dal cambio di regolamento, dato che nella delibera si parla solo di commissioni permanenti e la Commissione Benessere Animale da me presieduta non lo è, mi sarei dimessa per coerenza perché se una regola vale per qualcuno deve valere per tutti, non solo verso chi fa comodo.

Nell’intervento mi ero permessa anche di ricordare che le regole che si volevano imporre a Forlì non erano per nulla dettate da istinti di democrazia, né tantomeno da un uniformarsi ai comportamenti di altri Comuni, visto che nella vicina Faenza due commissioni consiliari sono presiedute da due capigruppo della maggioranza.
Nonostante i goffi tentativi del consigliere Sansavini di far passare la nostra forte critica alla manovra antidemocratica proposta come una semplice ricerca di poltrone, siamo convinti della nostra posizione proprio perché non si tratta altro che di garantire la partecipazione e un ruolo di controllo alle minoranze anche quando il nostro gruppo non dovesse più essere presente in consiglio.
Anche il consigliere Bucci, in pieno spirito democratico, si esprimeva favorevolmente ad escludere i monogruppi dalla presidenza delle commissioni permanenti, estendendo questo divieto anche alle vicepresidenze delle stesse e alle presidenze e alle vicepresidenze delle altre non permanenti.

Poi un colpo di scena: la capogruppo del PD Veronica Zanetti, durante il suo intervento, annuncia che il Partito Democratico non è affatto d’accordo con il PDL, come da me sostenuto nel corso del mio intervento, in quanto condivide l’emendamento proposto dall’Italia dei Valori che prevedeva di stralciare la parte riguardante il divieto di ricoprire il ruolo di presidente delle commissioni consiliari per i capigruppo.
Invece durante la votazione il PD ha clamorosamente bocciato l’emendamento proposto da IdV.
Non solo, ha ovviamente votato in maniera favorevole alla delibera proposta dal PDL, mentre IdV ha votato contro.

Questa è la coerenza del PD, inesistente, anche durante l’arco di un dibattito su un argomento.
La mia, invece, sarà quella di dimettermi, come promesso, dalla presidenza della Commissione Benessere Animale e dalla Vicepresidenza della Commissione Verifica Procedure Amministrative.
Questo perché in democrazia e nell’etica, secondo noi, valgono i principi che vanno oltre le proprie situazioni contingenti.
Dispiace comunque constatare nei fatti che questi signori si comportino in spregio alle più elementari forme di rispetto della rappresentanza democratica.


Raffaella Pirini
Consigliere Comunale
DestinAzione Forlì

post in Comunicati Stampa | 0 Comments

18 marzo 2012

Se le coop si comportano come o peggio degli altri

Il Movimento 5 stelle di Forlì/Cesena sta seguendo con forte preoccupazione la vicenda del lavoratore che ha subito un grave infortunio ieri pomeriggio nella piattaforma logistica di Centrale Adriatica, in via Don Servadei a Forlì (magazzino COOP).
Senza entrare nel merito della vicenda, su cui ci auguriamo possano far luce le autorità competenti, e esprimendo solidarietà al lavoratore coinvolto nel gravissimo infortunio e alla sua famiglia, non ci asteniamo dal fare qualche considerazione politica sulla vicenda.

Da mesi è tutto un fiorire di articoli che da Bologna a Rimini, da Milano a Roma, fino ad arrivare alle recentissime vicende di Cesena (23 lavoratori licenziati senza giustificato motivo) portano agli onori della cronaca le poco edificanti vicende del mondo cooperativo.
I lavoratori protestano, portando alla luce le vicende più disparate: dallo spionaggio sui lavoratori alle condizioni di lavoro durissime a tratti disumane, dal perseguimento ossessivo della massima produttività, dai ricatti all’assenza di diritti elementari, fino ad arrivare al mobbing e alle percosse.

Accuse gravissime che ci preoccupano e che, dopo l’infortunio di ieri, gettano gravissime ombre sulla tutela elementare della sicurezza sul posto di lavoro.

La natura mutualistica propria del sistema cooperativo, che dovrebbe essere quindi essere rispettata anche da COOP, dovrebbe prevedere la massima tutela del lavoratore e il massimo investimento per la messa in sicurezza di tutto l’impianto lavorativo. Dalle testimonianze del lavoratori si evince invece che i ritmi all’interno delle piattaforme sono frenetici, che vengono imposti ai dipendenti dei livelli minimi inderogabili di produttività (si parla di una richiesta minima a persona di 140 colli preparati all’ora quando sarebbe ragionevole riuscire a farne 80) e che i lavoratori che non raggiungono tale livello vengono vessati e minacciati.

A questo punto occorre fare una profonda riflessione. La politica commerciale della COOP si fonda su poche regole e poche affermazioni chiare che da sempre attraggono consumatori che, acquistando un prodotto, contribuiscono alla crescita dell’azienda. Fra queste affermazioni figura in bella mostra su tanti prodotti la scritta: “questo prodotto è realizzato senza sfruttamento del lavoro”. Dopo gli articoli di denuncia dei lavoratori, i licenziamenti sommari e gli infortuni qualche ombra si getta su questo fondamentale principio. Trovano anche la nostra comprensione quei soci che, basiti dalle notizie che arrivano, decidono di rinunciare alla tessera di socio.

Sarebbe interessante capire cosa è successo in questi anni al sistema cooperativo. Se solo la COOP con la quale ci stiamo confrontando ha perso la linea guida o se è un problema diffuso.

COOP si proponeva come soluzione alternativa ai comuni modelli commerciali e lavorativi, facendo della sostenibilità, della mutualità e della tutela dell’ambiente i propri cavalli di battaglia. Quando e per quali motivi ha abbandonato questo percorso?

Natascia Guiduzzi
Cesena 5 Stelle

Raffaella Pirini
DestinAzione Forlì

post in Comunicati Stampa | 0 Comments

12 marzo 2012

Pensare come le montagne

Dopo il grande successo della serata dello scorso novembre organizzata da DestinAzione Forlì sull’Islanda, torniamo a parlare di economia reale.

Cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per affrontare la crisi che questo sistema finanziario ci ha imposto? Quali sono gli esempi concreti da seguire?

Ne parleremo giovedì 15 marzo 2012 alle ore 20,45 presso il salone comunale di piazza Saffi a Forlì, con il giornalista Andrea Degl’Innocenti e con il presidente dell’associazione PAEA (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente) Paolo Ermani, autore del libro “Pensare come le montagne”. Modererà il dibattito Raffaella Pirini, Consigliere Comunale della lista civica DestinAzione Forlì.

Paolo Ermani, grazie alla presentazione del suo libro guidata e commentata da Andrea Degl’Innocenti, ci indica la direzione per realizzare attraverso soluzioni pratiche la decrescita felice da vari punti di vista: ambientale, economico, sociale, politico, alimentare, sanitario, educativo, energetico, lavorativo, ecc.
Scegliere e trasformare in azioni le alternative reali rispetto a quanto ci circonda oggi, è lo stimolo che ci offre.

post in 2-EVENTI, 8-INIZIATIVE, Comunicati Stampa | 0 Comments

10 marzo 2012

Interrogazione sul Tavolo delle diossine per il Consiglio Comunale del 12 marzo

La sottoscritta Raffaella Pirini, capogruppo di DestinAzione Forlì, rivolge la seguente interpellanza in modalità question time.

Premesso che

In questi giorni sui quotidiani locali si sono susseguiti articoli e lettere di cittadini riguardanti le diossine

Premesso che

nello specifico ci si riferisce alle seguenti notizie apparse

  • il processo all’inceneritore di Montale si è chiuso con la condanna dei responsabili dell’impianto stesso per sforamento di diossine e che in questo esito grande parte hanno avuto gli esami fatti da donne sul proprio latte materno e le testimonianze portate dalla Dr.ssa Gentilini e dal Dr. Bolognini, che sono anche periti di parte civile nel processo contro gli inceneritori di Forlì

  • una cittadina di Forlì chiede informazioni sui lavori che dovevano essere portati avanti dall’amministrazione e dal gruppo di lavoro appositamente costituito sulle diossine trovate in eccesso in campioni biologici a Forlì ormai un anno fa

Considerato che

il Sindaco aveva rassicurato la cittadinanza e i capigruppo in Consiglio Comunale che avrebbe informato la città sulle attività del Tavolo delle diossine

Chiede

di essere messa a conoscenza dello stato dei lavori del Tavolo e di quando il Sindaco intenda relazionare su questo, eventualmente organizzando, come da me esplicitamente chiesto ormai un anno fa, una seduta congiunta del Tavolo delle diossine e del Consiglio Comunale, alla presenza del Dr. Raccanelli, esperto in metodiche di ricerca delle diossine ed esecutore di buona parte degli esami risultati positivi alla ricerca delle diossine stesse a Forlì.

post in 10 - CONSIGLI COMUNALI, Comunicati Stampa | 0 Comments




















  • Archivi


Iscriviti alla newsletter
* campo obbligatorio







youtube   facebook   twitter   fliker